Frequentemente l’aborto è considerato una soluzione a determinati problemi delle donna.

In realtà molto spesso la donna diventa una vera e propria vittima della pratica abortiva.

Esistono vari studi e statistiche sull’incidenza psicologica e morale che l’aborto ha sulle donne;

la grande maggioranza di questi studi afferma che per moltissime donne l’aborto ha conseguenze gravi ed angoscianti

 

 

Conseguenze negative quasi sempre taciute dai mass media.

 

 

Riportiamo di seguito alcuni stralci di un'intervista a Theresa Burke, fondatrice di Rachel's Vineyard Ministries

 

Intervistatore: “Cosa avviene al rapporto psicologico quando una donna abortisce? Esiste qualche differenza rispetto all’aborto spontaneo (avvenuto per cause naturali, indipendenti dalla volontà della madre)?”

Burke: “Quando una madre viene bruscamente e violentemente staccata dal figlio si verifica un trauma. La sua è un' esperienza di morte innaturale. In molti casi lei ha violato la propria etica morale e i propri istinti naturali. La sua immagine di “madre” che nutre, protegge e sostiene la vita subisce un colpo devastante. Personalmente ho conosciuto migliaia di donne la cui vita è stata distrutta dal trauma dell’aborto, un evento che hanno vissuto come un qualcosa di brutale e ignobile. Interviene poi un sentimento di dolore, di tristezza, di angoscia, di colpa, di vergogna e di rabbia.

 

 

 

 

 

 

Molte imparano a rendersi insensibili attraverso l’alcol e la droga, o pensano di dominare il trauma riaffrontando e ripetendo l’esperienza. Alcune ricorrono alla promiscuità e ripetono l’aborto, entrando in un vortice traumatico di abbandono e di rigetto. Altre, per soffocare i sentimenti, cadono in fenomeni di disordine alimentare, di attacchi di panico, depressione, ansia e pensieri suicidi. Alcune hanno subito danni permanenti fisici e riproduttivi per cui non possono più avere figli.

 

 

 

 

 

 

L’aborto è un’esperienza di morte. È il tramonto del potenziale umano, del rapporto umano, della responsabilità, del senso materno, della relazione con l’altro e dell’innocenza. Una perdita di questo tipo raramente viene vissuta senza conflitto e contrasto interiore. L’agonia psicologica e spirituale conseguente all’aborto viene soffocata dalla società, ignorata dai mezzi di comunicazione, rifiutata dagli psicologi e disprezzata dai movimenti femminili. Il trauma post-aborto è una malattia grave e devastante che non dispone di portavoci celebri, che non è oggetto di film, né di programmi televisivi o talk show.

Anche in un aborto spontaneo la madre soffre per la perdita del figlio. La differenza sta però nel diverso grado di vergogna e di senso di colpa rispetto alle donne che hanno abortito. Queste ultime, infatti, hanno abortito in seguito ad una scelta volontaria e consapevole di porre termine alla vita che portavano in grembo, mentre l’aborto spontaneo avviene per cause naturali.”

 

 

Purtroppo sempre più donne giovani e ragazze pensano che la pratica abortiva non sia invasiva né per il corpo, né per la psiche, per poi trovarsi frequentemente a vivere in un' inaspettata, ma profonda esperienza di dolore.

 

 

Alcune statistiche (non recentissime, ma in anni più recenti la realtà non è differente)

 

Rispetto alle donne che non hanno vissuto tale esperienza, fra le donne che hanno abortito si è riscontrato:

 

aumento del 160% nei tassi di suicidio negli Stati Uniti. (Archives of Women’s Mental Health. Anno 2001).

aumento del 225% nei tassi di suicidio in Gran Bretagna. (British Medical Journal. Anno,1997).

aumento del 546% nei tassi di suicidio in Finlandia. (Acta Obstetrica et Ginecologica Scandinavica. Anno 1997).

 

Per gli otto anni successivi all’aborto, le donne sposate hanno dimostrato una propensione a cadere in depressione clinica del 138% superiore rispetto alle donne sposate che hanno continuato la gravidanza. (British Medical Journal. Anno 2002)

 

Le donne che si sono sottoposte all'aborto hanno una probabilità nettamente maggiore di sviluppare depressione (aumento del 46%), ansia, comportamenti suicidi e tossicodipendenza. (Journal of Child Psychiatry and Psychology).

 

Per l' American Journal of Drug and Alcohol Abuse (anno 2000) il praticare l'aborto aumenta di 4,5 volte il rischio di ricorrere ad alcol e droghe.

 

 

Secondo statistiche statunitensi relative a donne che affrontano l'esperienza post abortiva, il 79% di loro si sente in colpa e afferma di essere incapace di perdonarsi, il 58% afferma di avere pensieri suicidi e di riferirli direttamente all'aborto ecc.

 

Non proseguiamo con l’elenco, ma i dati di questo tipo sono veramente moltissimi.

 

 

La pratica abortiva, inoltre, può anche mettere a rischio una futura gravidanza desiderata.

 

 

Di questo fenomeno sociale però se ne parla pochissimo perché si è molto spesso etichettati come bigotti, nemici dei “diritti” (quali diritti?), nemici delle donne, quando invece anch’esse, frequentemente, sono proprio le vittime. Oltretutto, è da vari studi sociali accertato come, più frequentemente di quanto si possa credere, esse siano obbligate, soprattutto dai propri compagni, ad abortire. Compagni che non vivono sulla loro pelle questo dramma.

 

Del resto l’omicidio, da parte soprattutto di compagni e fidanzati, è fra le primissime cause di morte delle donne incinte.

 

Inoltre è generalmente risaputo come non pochi medici prescrivano l'intervento abortivo con una insostenibile leggerezza, non di rado cercando di convincere le donne indecise a sottoporvisi.

 

 

La pillola abortiva RU486 viene da alcuni considerata un mezzo per risolvere i problemi psicologici dell’aborto, per introdurre l’aborto facile, l’aborto chimico.

 

 

In realtà l’aborto chimico o farmaceutico aumenta, secondo il New England Journal of Medicine, di 10 volte la probabilità di morte della donna, rispetto all’aborto chirurgico.

 

Già relativamente numerosi sono i casi di decessi.

 

 

Numerosi sono i casi nei quali si manifestano complicazioni di diverso genere. Il ginecologo Giuseppe Noia denuncia il fatto che quando si parla della RU486, viene frequentemente affermato che la pillola provoca l’espulsione dell’embrione senza il trauma dell’intervento chirurgico, mentre non si fa alcun cenno al trauma (ben più grave) derivante dall’espulsione nel bagno di casa, sotto gli occhi della donna, quasi sempre lasciata sola a vivere la sua angoscia.

 

Nel sito della Food and Drug administration americana, l’ente statunitense deputato al controllo dei cibi e dei farmaci, sono giunte circa 950 segnalazioni in seguito a gravi effetti collaterali causati dal farmaco.

 

Negli Stati Uniti tale pillola non raramente viene chiamata Kill pill (pillola killer) e anche una rivista non certo d' ispirazione cattolica come Marie Claire (edizione inglese), ha recentemente riportato la drammatica esperienza di una donna che ha abortito tramite la pillola.

 

Come abbiamo visto la morale cattolica definisce l’aborto come un peccato molto grave. Il mondo cattolico, tramite volontari ed esperti, è comunque presente nel sostenere in vari modi quelle donne che, essendo state colpite dalla sindrome post abortiva, chiedono aiuto per affrontare la loro difficile situazione.

 

Vari attivisti cattolici operano per convincere e aiutare le madri a proseguire la gravidanza...dalla promulgazione della legge 194 sono parecchie decine di migliaia le madri che, grazie ad un sostegno spirituale, psicologico, materiale, sono state convinte a far venire alla luce il proprio bambino...nessuna fra queste si è certamente pentita della sua scelta!

 

Si ricorda infine che la legge italiana consente, nel più totale rispetto della privacy e senza alcuna conseguenza giudiziaria (né civile, né penale), di lasciare il bambino appena partorito in ospedale, dove sarà accudito e successivamente adottato da una coppia desiderosa di figli.

 

Questa possibilità non è affatto da trascurare in quanto:

 

a) la donna, non disposta ad allevare e mantenere il bambino, potrà tornare liberamente alla propria vita di prima, consapevole di non aver eliminato una vita, consapevole di aver affidato il bimbo alle attente cure di una coppia di verificata affidabilità. Inoltre la donna, così facendo, si mette generalmente al riparo dalle sindromi abortive citate in precedenza, preservando il proprio corpo dai pericoli di una impossibile, o più difficoltosa, futura gravidanza. Come già citato, la pratica abortiva, sia essa chimica o chirurgica, è uno di quei fattori che può determinare seri problemi per future procreazioni;

 

b) il bambino troverà, nella coppia adottiva, la protezione e l'amore necessari per la sua crescita;

 

c) un uomo e una donna, da tempo desiderosi di figli e sofferenti per la loro mancanza, potranno veder annullata la propria angoscia.