Vera od errata che sia la teoria scientifica dell'evoluzione degli organismi viventi, è clamoroso come le sue numerose contraddizioni, lacune ed incertezze vengano quasi sistematicamente censurate dai media, libri di testo scolastici e persino universitari compresi.

 

 


Così, a ragione, gli scienziati antievoluzionisti, a volte accompagnati dagli evoluzionisti più corretti, denunciano come questa teoria abbia ormai da tempo assunto i caratteri di dogma ideologico, al quale si deve assoluta ed ovviamente mediatica riverenza.

 



Nella sua celeberrima opera L'origine delle specie (1859) lo stesso Charles Darwin (1809-1882) riconobbe la colossale difficoltà rappresentata dalla mancanza di resti fossili che testimoniassero, in modo certo o solo minimamente attendibile, le trasformazioni interspecifiche.

 

 

 

Se infatti le specie nel corso del tempo si trasformano in altre specie, se addirittura molte mutazioni sono state talmente profonde che innumerevoli di un ordine o di una classe ora devono essere classificate in un altro ordine o in un'altra classe, perché i paleontologi non ci presentano milioni di organismi in via di trasformazione, milioni di parti ossee in fase di mutazione, innumerevoli impronte di organi che manifestano un più o meno marcato abbandono della propria originaria morfologia?

 

 


A ben vedere, almeno per moltissime sequenze fossili, questa tipologia di reperti dovrebbe di gran lunga superare quelli testimonianti le specie 'stabili'. Tale logica è inoppugnabile; se ad esempio decidessi, prima di un viaggio lungo diversi mesi, di scattare ad ogni ora una fotografia del panorama, è palese che al termine della mia esperienza non avrò solo la fotografia del punto di partenza e quella del punto di arrivo, ma soprattutto molteplici immagini del tragitto. Se presenterò solo la foto inaugurale e quella del traguardo, chiunque, spontaneamente, si chiederebbe se effettivamente mi sono avventurato in quell'itinerario, se effettivamente i due punti sono fra loro collegati da quella mia esperienza.

 

 

Perché dunque i fossili intermedi non ci sono? Perché vengono sempre ritrovate specie già ben definite?



Il naturalista inglese sostenne che la paleontologia dell'epoca era troppo
primitiva per dare alla luce quelle sovrabbondanti forme di transizione che sicuramente erano ospitate negli strati terrestri. Tuttavia, ad oggi, dopo più di 150 anni dalla sua opera, i fossili recuperati nel nostro pianeta sono ormai decine se non centinaia di milioni, e i risultati, per la teoria evoluzionista, rimangono desolanti. Oltretutto, maggiori sono i progressi scientifici e più aumentano le decise se non risolutive opposizioni alla dichiarata natura transitoria di quei pochissimi reperti tanto cari agli evoluzionisti; è questo, ad esempio, il caso dell'Archaeopteryx, è questo il caso dei così detti ominidi, in realtà, come è stato dimostrato, non di rado persino frutto di clamorosi falsi scientifici , che altrettanto clamorosamente continuano ad essere divulgati come prove della congiunzione evolutiva fra l'uomo e la scimmia. 

 

 

 

Tali contestazioni sono state pubblicate da insigni scienziati, dunque
conosciute dagli specialisti, evoluzionisti compresi, alcuni definenti 'ridicole messinscena' le ricostruzioni museali dove viene ritratta l'evoluzione dell'uomo da un progenitore scimmiesco; eppure nulla o quasi nulla di questo passa nei mass media.


Dunque dalla genetica alla fisiologia, dalla biochimica alla paleontologia, i nuovi traguardi delle scienze convincono sempre più studiosi a contestare l'evoluzionismo, tanto che fra gli stessi evoluzionisti, soprattutto negli ultimi decenni, sono sorte varie ipotesi correttive per cercare di superare le evidenti difficoltà presentate dal loro modello di riferimento. Eppure non poche persone ancora citano alcuni così detti organi vestigiali umani come prova dell'evoluzione, eppure i documentari naturalistici ancora attribuiscono al caso dei 'Fringuelli di Darwin' la medesima importanza, profittando della buona fede di un pubblico che quasi sempre non ha il tempo, né la voglia, di studiare seriamente genetica o biologia o scienze naturali.

 

 

Se è certa la così detta microevoluzione, cioè la capacità degli organismi di modificare, di generazione in generazione, in modo relativamente limitato le proprie caratteristiche, ben lungi dall'esserlo è invece la macroevoluzione, cioè l'evoluzione darwinista, quella che vuole l'uomo sviluppatosi da un progenitore in comune con le scimmie, o l'antenato della balena andarsene in giro fra i boschi e le spiagge del pianeta.




 

L'ipotesi scientifica darwinista, vera o no che sia, è così diventata indiscutibile verità, dunque, si comprenda bene questo, se avviene un fenomeno naturalistico o il suo contrario poco importa, verrà comunque presentato attraverso la gigante lente proposta da Darwin. E i dibattiti scientifici? Non è opportuno accettarli e men che meno organizzarli, soprattutto quando questo o quel media è seguito da numerose persone. E le informazioni errate? Nessun problema. Saranno ben pochi, e dunque facilmente emarginabili, coloro che andranno a verificare l'attendibilità di nozioni così frequentemente spacciate per vere.






Un'ultima riflessione; consultando un qualunque testo minimamente
specializzato, si apprende che la Scienza sperimentale si fonda sull'osservazione dei fenomeni, sulla loro ripetizione, comparazione,
misurazione, sugli esperimenti capaci di carpire in che modo siano
relazionati cause ed effetti.

Ebbene, è assolutamente incredibile; un fenomeno non solo mai comparato, mai misurato, mai sperimentato, ma persino mai osservato nemmeno una singola volta in tutta la Storia umana, viene spacciato come dato scientifico praticamente certo, inoppugnabile. La stragrande maggioranza dei testi enunciano infatti che la vita è nata dal brodo primordiale inanimato;cioè la vita è nata dalla non vita



Frase quest'ultima totalmente antiscientifica. Il buon senso, l'esperienza
comune e ovviamente la Scienza affermano infatti, come dato universale ed ineludibile, che la vita nasce dalla vita.

Eppure, guarda caso, quella volta la vita nacque dalla non vita. Siamo nella stessa situazione di quello studente che non riuscendo a pervenire al risultato voluto, immette in un passaggio della sua espressione matematica, 0+0= 1, così, come per magia, il difficile calcolo si potrà risolvere secondo i suoi desideri. Bene, 10 e lode, ma nessuno dica che si tratti di matematica.


La vita nasce dalla non vita. Bene, eliminata la necessità di un intervento creatore, ma la Scienza è un'altra cosa.